J’accuse! Ripensare i Servizi Sanitari Nazionali subito

white and black quote print

Una delle conseguenze più durature della pandemia Covid-19 interesserà il sistema sanitario stesso in tutto il mondo. L’irruzione del coronavirus ha generato un impatto sul paradigma tradizionale dell’assistenza medica che, pur presentando difficoltà prima di questa contingenza, ha lasciato scoperte le sue intrinseche carenze.

Il modo di pensare e di gestire l’assistenza sanitaria non ha resistito a un assalto come quello provocato dal coronavirus. 

Non poteva sopportare il peso. 

Ciò ha avuto un impatto enorme ed è stato necessario rivolgersi a nuovi attori per soddisfare le nuove esigenze del contesto: cure delocalizzate, veloci e sicure, con disponibilità immediata di informazioni e capacità di sopportare un exploit senza precedenti.

Questo modello prevedeva già una prospettiva di cambiamento digitale, sebbene potesse ancora essere ritardato. 
La pandemia ha costretto fornitori, finanziatori, professionisti medici, infermieri e pazienti ad accelerare la trasformazione, ma, come sempre quando si lavora in situazioni di emergenza, i dettagli sono stati tralasciati e ciascuno ha fatto quello che poteva. 

La punta dell’iceberg sono stati i teleconsulti, che sono stati fatti per telefono, da WhatsApp, a Zoom, a Meet: nessuno strumento e nessuna professionista si e’ fatto trovare preparato.

Questa disarticolazione nello sviluppo di nuove esperienze tra medici, infermieri e pazienti ha avuto un impatto sulla qualità dell’assistenza, sulle possibilità di controllo, sulla disponibilità e sulla sicurezza delle informazioni raccolte. 

Il passare dei mesi e le epidemie nelle città più importanti del mondo hanno cominciato a mostrare che la situazione non sarà più la stessa, e che è quindi essenziale prevedere come questi cambiamenti stanno impattando nel presente e come lo faranno nel presente.

Futuro immediato.

Per questo oggi la diagnosi va fatta al sistema stesso, che è crollato su scala planetaria. 
E da quella diagnosi, la prima cosa che emerge è che il rapporto tra il medico e i pazienti è cambiato. 

Quella che all’inizio era una necessità, a causa del divieto di prossimità fisica, comincia ad avere la stabilità di un cambiamento duraturo: la tecnologia, ben applicata, consente il trasferimento delle cure, permettendo ai pazienti di sceglierla come alternativa al ricorso alle infrastrutture di ospedali e cliniche.

Se, come è prevedibile, questa situazione passa dall’essere un’emergenza temporanea a un cambiamento di abitudine, anche la risposta che la tecnologia deve dare deve cambiare. 

Non basta una video consultazione tramite WhatsApp, perché è richiesto il monitoraggio professionale delle cure mediche e la trasparenza e disponibilità dei dati che generano. Se il sistema sanitario avanza inevitabilmente verso un cambio di paradigma, è necessario un maggiore controllo sulla qualità dell’assistenza, sulla certezza delle sue prestazioni, sulla sua evoluzione e sui suoi risultati.

Anche la catena del valore della gestione sanitaria sta cambiando: un sistema inefficiente deve essere sostituito da un sistema veloce, sicuro, focalizzato sul paziente e sui suoi bisogni, piuttosto che sugli enormi costi di un’infrastruttura che in molti casi oggi è inattivo. 

Il futuro del servizio sanitario non è nei grandi ospedali o cliniche, ma nell’assistenza domiciliare mediata dalla tecnologia dell’intelligenza digitale che non dipende dal numero di posti letto disponibili.

Per questo motivo, con Covid-19, il cambio di paradigma è arrivato per rimanere e gli attori del sistema devono dare risposte concrete: ecco perché creiamo soluzioni dai centri regionali per gestire l’assistenza medica in tutto il mondo, sulla base del nuovo scenario che già viviamo, digitalizzando l’assistenza extra ospedaliera, sia faccia a faccia che virtuale, e da una prospettiva di cambiamento digitale.

Covid-19 è stato un acceleratore per il futuro. 

Oggi l’unico modo per sostenere un sistema che è stato esaurito è dare la priorità al rapporto medico-paziente, ma con una tecnologia che consente l’offshoring e l’omnichanneling, facendo del loro diritto alla salute il centro dell’intero sistema.

Altrimenti la prossima pandemia sarà ancora più devastante.