Intellettuale: dal potere della creatività al potere dei followers

Quando uno di noi cerca di disegnare i tratti dell’immagine dell’intellettuale, la prima cosa che gli viene in mente è quella persona che trascorre le sue giornate con la testa tra le nuvole.

Questa immagine popolare era più vicina per simbolismo e connotazione all’idea di “etica” che al campo della “politica”, più vicina al “giurista” che al “rivoluzionario”, al “pensiero” più che alla “realtà”.

L’intellettuale del Novecento, così come l’abbiamo nella nostra testa, era quell’angelo che si innalzava al di sopra della politica, o almeno così sembrava, lontano dalle lotte di potere, o almeno così sembrava, era il guardiano dei “valori”, cui aveva voluto consacrare la sua esistenza.

Quando l’autorità della conoscenza e della creatività aveva una loro posizione efficace e attuale, i giornali non esitavano ad aprire le loro prime pagine con poesie di poeti. Pasolini mi viene in mente.

L’autorità politica desiderava che l’intellettuale rimanesse all’interno di questo quadro, cioè accettasse questa immagine agli occhi della società, l’immagine del guardiano dei “valori” e della “morale”, e non si trascinasse sui poteri, affari e geografia.

Il politico, nel secolo scorso, aveva una certa morale, nonostante l’oppressione e la tirannia praticata dai regimi, ma era consapevole di dover accettare la condivisione del potere con l’intellettuale, ed era solito riconoscere l’autorità dell’intellettuale.

Un epistemologo che mette in dubbio la sua autorità e pone domande preoccupanti o può disturbare l’ordine pubblico di cui è il tutore e ingegnere.

E la questione non è facile.

Oggi, dall’inizio del terzo millennio, il millennio della tecnologia complessa, i concetti si sono spostati, i siti si sono spostati e le tendenze sono cambiate, e con esso è cambiata l’immagine dell’intellettuale nell’immaginario sociale e di fatto anche questo è avvenuto a seguito dell’avvento dei social media. 

Un attacco praticato da un nuovo gruppo sociale che si posiziona tra l’intellettuale e il politico.

Il Pipolo*****

Con la mescolanza dei siti e la sovrapposizione dei ruoli, l’intellettuale oggi non è più quello che è protetto dal potere della conoscenza, ma dal potere della propaganda in cui i valori non vengono rispettati, la morale viene violata e l’autorità della conoscenza diventa oggetto di vendita e acquisto, intersecandosi così con l’autorità del politico, e addirittura spiazzandola molte volte.

Alla luce dei social media e dell’era digitale, l’immagine dell’intellettuale contemporaneo è stata strappata dalla cornice classica del XX secolo e dai media cartacei o radiofonici.

Così, l’immagine del saggio, del contemplativo è scomparsa, mostrando l’immagine della “stella” associata a luci, telecamere, propaganda e il potere di fan e ammiratori invece del potere della conoscenza e della creatività.

Un po’ fate pena…