Mascherina sì, mascherina no, mascherina perché?

Prendo spunto da due post pubblicati da due delle voci più razionali e lucide del panorama italiano, Mario Seminerio e Michele Boldrin, che hanno espresso considerazioni diametralmente opposte sull’obbligatorietà dell’uso della mascherina all’aperto, recentemente introdotto prima da alcune ordinanze regionali (Lazio e Puglia), successivamente su tutto il territorio nazionale dal D.L. 7/10/2020 n. 125.
Quest’ultimo, pur attraverso una tecnica giuridica a dir poco barocca, risulta alla fine moderatamente razionale: “obbligo di avere sempre con sé un dispositivo di protezione delle vie respiratorie, nonché dell’obbligo di indossarlo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi”.
La norma si pone a metà strada tra quella scritta decisamente meglio dalla Regione Puglia (v. nota 1) e quella della Regione Lazio (v. nota 2) che prevede invece l’obbligatorietà senza se e senza ma.
Le tesi dei due, sostanzialmente, e mi perdoneranno gli autori per la banalizzazione, erano queste: per Seminerio l’obbligo generalizzato della mascherina è utile perché è più facile da controllare e perché rafforza nei cittadini la consapevolezza del pericolo imminente, a fronte di una limitazione minima della libertà personale; per Boldrin, invece, obbligare i cittadini ad attuare una procedura che non ha alcuna base scientifica ovvero indossare la mascherina laddove non serve, non è solo una violazione inutile ed inaccettabile della libertà personale, ma fa perdere ai cittadini la fiducia nel governo e nella scienza stessa.
Eh sì perché, pare incredibile doverlo dire, ma gli scienziati si sono affettati a precisare che la mascherina serve laddove serve e non serva laddove non serve.
Personalmente, ero da lungo tempo favorevole all’obbligo indiscriminato di mascherina per le stesse motivazioni espresse ora da Seminerio ma mi sono reso conto, col passare del tempo ed a seguito di una serie di condotte inaccettabili poste in essere del governo Conte, che c’è in gioco qualcosa che forse è persino più importante della salute delle persone.
Non ho competenze mediche per giudicare le scelte in materia sanitaria del governo né conoscenze di statistica tali da poter comprendere appieno la gravità della situazione, ma da umile giurista di strada sono convinto che il corretto rapporto tra Stato e cittadino, tra governante ed amministrato sia importante quanto e più della tutela della salute.
Lo Stato non è qualcosa di avulso dai cittadini, né il governo qualcosa di estraneo ed indipendente dagli elettori che l’hanno votato; lo Stato sono i cittadini e il governo è semplicemente un organo che su delega degli elettori ha il potere/dovere di amministrare la cosa pubblica (peraltro su delega del Parlamento, unico depositario del potere legislativo).
In un corretto rapporto tra amministratori e amministrati il ruolo del governo è quello di operare scelte discrezionali tra soluzioni alternative e metterle in opera efficacemente, ma non solo; in un Paese democratico le scelte vanno motivate con trasparenza e chiarezza sulla base delle conoscenze scientifiche che le hanno determinate e gli obiettivi che con quelle azioni ci si è prefissati di raggiungere.
Solo a queste condizioni si completa il ciclo democratico della delega e del controllo attraverso la conoscenza, quel “conoscere per deliberare” che era la sintesi del pensiero di Einaudi fatta da Pannella.
Questo circolo virtuoso non solo è nella logica delle cose, ma è anche vincolante per legge, come si sforza di ripetere da anni, vox clamantis in deserto, la giurista Vitalba Azzollini: prescrive infatti il DPCM 15/09/2017 n. 169 la realizzazione da parte di tutte le amministrazioni statali, governo compreso, della Valutazione dell’impatto della regolamentazione e dell’Analisi dell’impatto della regolamentazione.
E sempre la Azzollini, frequentemente interpellata sia dal blog di Seminerio Phastidio sia dal collettivo Liberi Oltre di Boldrin nelle chiacchierate del mercoledì, ci ricorda che ad una maggiore discrezionalità del governo, esercitata proprio nei momenti di emergenza, deve corrispondere una maggiore trasparenza sulle decisioni prese.
Al di fuori di questo circuito, il governo è mero autoritarismo paternalistico, nella migliore delle ipotesi.
Diversamente, abbiamo visto in passato secretare i verbali del comitato tecnico scientifico e vincolare i consulenti del governo alla riservatezza.
Le conferenze stampa governative italiane continuano ad essere un richiamo alla speranza, alla fiducia, all’individuazione del nemico da abbattere (i runners, i giovani, la movida) ma mai nulla che ci consenta di capire su quali conoscenze scientifiche poggino le decisioni e quali gli obiettivi: azzerare i contagi? Azzerare gli ingressi in terapia intensiva? Bilanciare gli interessi tra salute ed economia? Lockdown a partire da quali numeri?
Tornando al tema iniziale, qual è il ragionamento, quali le evidenze che hanno spinto a passare, all’aperto, dal distanziamento di un metro alla mascherina? Non è dato saperlo né è dato sapere come questo dovrebbe incidere sull’andamento dei contagi, di tal che non ci sarà mai consentito comprendere se il governo ha agito bene o male.
Parimenti, non mi risulta sia stato fatto un bilancio dei danni alla salute fisica e mentale degli italiani anche in termini di mancate diagnosi e mancate cure, a breve e lungo termine, del primo lockdown.
Non mi risulta nemmeno che sia stata fatta o sia in corso una sperimentazione sull’efficacia della salvifica app Immuni, considerata da molti la panacea di tutti i mali ma i cui risultati effettivi, pubblicati sull’omonimo sito internet, parrebbero assai deludenti nel rapporto tra utilizzatori e segnalazioni.
Al contrario, sono estremamente sorpreso, e alquanto preoccupato, della delega in bianco che molti dei miei concittadini sono disposti a sottoscrivere sulla base dell’emergenza percepita e della paura, senza domandarsi quali siano le ragioni scientifiche e l’efficacia delle decisioni prese dall’esecutivo.
Un clima di emergenza e di paura sulle quali il governo Conte due sta evidentemente navigando, anche al fine di nascondere le palesi mancanze in termini di preparazione della ampiamente prevista seconda ondata: posti letto, reagenti per tamponi, organizzazione, trasporti pubblici e, addirittura, vaccini anti influenzali.
Da parte mia, la mascherina continuerò ad indossarla laddove ci sia il rischio di entrare in contatto con altri, ma non certo per il vincolo di una legge inutilmente repressiva quanto per una convinzione personale basata sulle conoscenze scientifiche apprese in questi mesi.

Francesco De Benedetti

Note
1) Ord. Regione Puglia ord. 374/2020 “La mascherina è obbligatoria in tutti i luoghi all’aperto in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza di almeno un metro: nei luoghi di pertinenza di locali aperti al pubblico, davanti alle scuole di ogni ordine e grado, in tutti i luoghi di attesa, salita e discesa del trasporto pubblico, fermo restando il divieto di assembramento e l’obbligo di rispettare il distanziamento fisico”.
2) Ord. Reg. Lazio 62/2020 “l’obbligo, su tutto il territorio regionale, di indossare la mascherina nei luoghi all’aperto, durante l’intera giornata” con alcune limitazioni soggettive